Cinema: 14 anni vergine

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Ultima modifica: 13/08/2008 ore 18.10


Di film stupidi il mondo ne è pieno e potrebbe fare sostanziose donazioni all’anonima inutilità. 14 anni vergine non fa eccezione. Recensione che arriva in netto ritardo (così come quella di Ortone) in quanto la pellicola è stata resa pubblica lo scorso 13 giugno. 93 minuti (circa) di stupide battute e situazioni, al limite del sopportabile, come a voler sottolineare che il cinema americano comico non può sopravvivere se non grazie ai mostri sacri quali American Pie, Scary Movie e simili.

Protagonista del film è Sam Leonard (all’anagrafe Ryan Pinkston), ragazzo 14enne considerato da tutti secchione, sfigato e -di conseguenza- da evitare come la peste, con dei genitori forse troppo invasivi ed una vita decisamente da migliorare. Per cercare di cambiare la situazione Sam comincia a raccontare parecchie bugie sul suo conto, narra di imprese mai realizzate e genitori fantastici con professioni fuori dal comune. Un vetro rotto, un’antica credenza ed ecco che Sam vede realizzarsi una dopo l’altra le sue bugie.

Inizialmente qualcosa di nuovo e particolarmente piacevole dato che la sua vita sociale ne esce parecchio rimessa in sesto ma dato che finzione e belle cose non durano mai troppo, ecco arrivare le prime responsabilità, i primi obblighi, le peripezie che una famiglia “alternativa” si trova a vivere.

Film estremamente prevedibile, insensato a tratti, certamente uno spreco di denaro e tempo. Fortunatamente elimiato dal palinsesto cinematografico (fatta forse eccezione per i cinema all’aperto tipicamente estivi), sconsiglio la visione anche nel DVD di prossima uscita.

Cheers.

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