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Stay hungry, stay foolish. Thank you Steve.

Muoiono persone tutti i giorni, sconosciuti che magari hanno faticato una vita intera e che si tende a dimenticare con estrema facilità, me lo ha fatto notare giusto stamane il collega di lavoro quando ho espresso il mio dispiacere per la morte di un grande genio, uno di quelli dei giorni nostri, una perla rara che ha rivoluzionato la nostra vita e il modo di vedere e utilizzare la tecnologia. Forse è proprio quello il vero motivo per il quale il risveglio è stato amaro, diverso dal solito, sapere che una mente tanto brillante e con una così chiara visione del futuro ci ha lasciati: Steve Jobs abbandona la vita terrena all’età di 56 anni.

Non si trovano mai le parole adatte a questo tipo di occasioni, si rischia sempre di essere banali. E nonostante non lo conoscessi di persona (sarebbe stato bellissimo, ndr) un po’ è come se fosse così. Steve Jobs è entrato nella nostra quotidianità di petto, imponendo le sue regole odiate o amate da ciascuno di noi. C’è chi lo ha venerato, c’è chi lo ha sempre odiato proprio per questo suo modo di fare, eppure eccoci qui, con la possibilità di connetterci facilmente alla rete internet in mobilità, con la possibilità di vedere la TV in modo diverso, con la possibilità di lavorare e divertirci con estrema facilità e senza la benché minima base di conoscenze informatiche. Steve Jobs, una delle pedine fondamentali di una Apple, un’azienda ‘sconosciuta‘ per molti fino ad una manciata di anni fa, tornata di moda in grande stile, osannata e apprezzata oggi da qualsiasi fascia d’età, da qualsiasi tipo di utilizzatore, una mela morsicata che siamo abituati a vedere ovunque.

Ho voluto creare un piccolo spazio a lui dedicato su GxWare, per raccogliere alcuni screenshot di testate giornalistiche e blog che hanno voluto omaggiarlo:

gxware.org/steve

Grazie Steve, per tutto quello che hai fatto.

Sachsenring: intervista a Matteo Flamigni

Visto il rapimento senza richiesta di riscatto di Gabriele all’ultimo minuto, ieri mattina sono riuscito ad intervistare Matteo, senza voler entrare troppo nel dettaglio (anche perché ho potuto disturbarlo solo per 10 minuti circa!), ecco il risultato di questo rapido botta & risposta:

MotoGP - Sachsenring

Giovanni
a parole sono tutti bravi, ma ora dimostrami come un perfetto ignorante possa capirci qualcosa di telemetria. Fa come se dovessi spiegare il tuo lavoro ad un bambino di otto anni, come viene applicato nel motociclismo?

Matteo
beh, è semplice. Sulla moto -te lo dico in termini molto banali- è presente una scatola, molto simile alla ‘nera‘ che trovi sugli aerei e che viene analizzata in seguito ad incidenti di varia natura. La nostra non fa altro che registrare tutte le informazioni che provengono dai diversi sensori posti sulla moto, un po’ come succede con il cruscotto della macchina che è in grado di dirti in tempo reale velocità e giri del motore. Dato però che da regolamento non possiamo avere una trasmissione radio costante dei dati dalla moto, abbiamo stabilito una frequenza di memorizzazione, così che possano essere prelevati e tenuti da parte per la successiva consultazione, che avviene quando la moto si ferma al box.

Per questo motivo il termine telemetria è sbagliato, è comunemente utilizzato ma implica quella trasmissione dati che a noi manca, possiamo vedere i valori solo collegandoci fisicamente alla moto quando rientra, è quindi più corretto dire ‘acquisizione dati‘, non posso consultarli in tempo reale come succede in Formula 1!

Giovanni
sappiamo tutti che nel motociclismo c’è una simbiosi totale tra meccanica ed elettronica, senza dimenticare il lavoro del pilota che deve costantemente ‘ascoltare‘ il proprio mezzo e comunicare a voi ed ai meccanici cosa c’è che non va, per migliorare il risultato in pista. Quanto conta in questo Valentino, quanto Nicky?
Matteo
il pilota conta sicuramente più in questo campo che in quello della Formula 1. La moto è un mezzo per definizione instabile, sei su due ruote, se non stai attento cadi! Il fattore umano è quindi preponderante, diciamo che prende un buon 70% o più, senza considerare che ciascun pilota ha un suo stile di guida che cambia parecchio le carte in tavola.Su una macchina io so che un certo quantitativo di benzina, un particolare valore di ala aerodinamica e un particolare treno di gomme (morbide, dure, ecc) posso stabilire un determinato tempo, ci sono delle simulazioni che sbagliano di pochissimo. Tutto questo nella moto è impossibile! Anche con la stessa configurazione e nella stessa squadra puoi notare come due piloti stabiliscano differenze sostanziali in pista.Su una moto che pesa a secco 150 kg, la massa di un pilota che ne pesa 70 e si sposta avanti e indietro diventa molto importante!

MotoGP - Sachsenring

Giovanni
ora facciamoci un po’ di affari tuoi: hai seguito Valentino per tutti gli anni della sua permanenza in Yamaha. Cosa è cambiato ora che siete approdati in una scuderia italiana? Perché questa scelta? E’ stata un bene o un male?
Matteo
dal mio punto di vista è stato sicuramente un bene. Sono italiano, e lavorare per una casa italiana è un onore, soprattutto dopo aver lavorato 15 anni per squadre straniene, a parte l’inizio con Ducati in Superbike. Dietro questa scelta c’è comunque l’adrenalina e l’eccitazione per la nuova sfida, ripetere tutto quello che è stato fatto in Yamaha, vincere con Valentino sulla Ducati penso sia il sogno di tutti!
Giovanni
a questo punto -prima di chiudere- torniamo sul tecnico con una domanda ben specifica: di tutta quella curva di valori (guardando il grafico dell’acquisizione dati di cui abbiamo inizialmente parlato, ndr) qual è quello più importante? Quale non devi mai perdere d’occhio?
Matteo
guarda: non esiste un solo valore da tenere d’occhio, sono tutti estremamente importanti. Non solo hai dei parametri che ti indirizzano verso un miglioramento delle performance del veicolo, ma ne hai tantissimi altri che ti permettono di capire se il veicolo sta funzionando bene, che il motore non abbia problemi, che le pressioni olio, benzina e temperatura siano tutte nel range ottimale.Hai dei valori ottimali per migliorare la prestazioni, e altri per prevenire eventuali problemi tecnici in pista, quindi è impossibile discriminare quali sono quelli importanti, è davvero improponibile. E poi, ciascuno di questi può fare riferimento ad un determinato canale, quindi ad un problema, dove noi dobbiamo agire. Il mio lavoro è tradurre in parole e azioni questo quadro (l’acquisizione) nel più breve tempo possibile!

Uscendo dal box ho finalmente potuto sentir parlare Gianluca, anche se solo per una frase: “Allora ragazzi, andata tutto bene con Matteo? Con un fil di gas?” :-D

Per capire qualcosa di più su Gianluca, potete dare un’occhiata a questo video riguardante una sua vecchia (neanche tanto) intervista:

E ora, torno in pista a far fotografie! (a tal proposito, tenete d’occhio l’album su Flickr: flic.kr/s/aHsjvjpJoF)

Sachsenring: c’è qualcosa che volete sapere sulla telemetria?

Matteo Flamigni e Gabriele Conti sono due ingegneri Ducati, facenti parte della squadra tecnica di Valentino Rossi, che stasera mi dedicheranno un po’ del loro tempo per scambiare quattro chiacchiere, a suon di domande e risposte tra il serio ed il faceto sul mondo che gli appartiene: quello dell’elettronica e della telemetria.

MotoGP - Mugello

Grazie al loro lavoro è possibile studiare tempi, statistiche, condizioni del mezzo e qualsiasi altra informazione che possa tornare in seguito utile a tutta la squadra per migliorare mezzo e modalità di guida, per cercare di piazzarsi nel miglior modo possibile a fine gara, lavoro complesso e ingrato che -come tutti sappiamo- quest’anno è particolarmente ostico dopo il cambio di bandiera che Valentino ha intrapreso, promettendo di riportare la Ducati al posto che merita e che da tempo manca, in testa a tutti gli altri :-)

Innanzi tutto, qualche informazione su di loro:

Matteo Flamigni, ingegnere elettronico, telemetrista del Team Ducati – Valentino Rossi.

Ha iniziato nel mondiale Superbike nel 1994, nel 1997 passò alla classe 500 nel team di Luca Cadalora, nel 1998 seguì Alex Barros, nel 1999 Loris Capirossi nella classe 250.

Dal 2000 al 2003 ha sostenuto Max Biaggi, nel 2003 è stato in squadra con Marco Melandri, dal 2004 al 2010 fa parte del team Yamaha del pluricampione Valentino Rossi. Nel 2011 segue Vale in una nuova avventura nel Team Ducati diventando Ingegnere di Pista.

Fondamentale nel suo lavoro analizzare i dati e parlare con il pilota per cercare di migliorare le prestazioni della moto. Il suo contributo è fondamentale per lo sviluppo della moto, ama il suo lavoro… e fare tutto sempre al meglio!

Gabriele Conti, ingegnere elettronico, era il telemetrista di Casey Stoner, convertitosi ora alla fede del Dottore.

Arrivando in Ducati, ha coniugato due passioni: elettronica / informatica (“sono stato un supersecchione: ho persino preso un dieci in pagella, alle superiori, in chimica e fisica”) e le moto, che hanno quasi rischiato di troncargli la carriera sul nascere: “a quel dieci ci sono arrivato partendo dal quattro, perché avevo una certa tendenza a sacrificare i libri per la motocicletta”.

Alla Ducati Corse Gabriele è approdato spedendo un curriculum e dopo una esperienza come progettista di sistemi di rilevazione impronte digitali per banche e radio trasmittenti per impianti petroliferi: “Che emozione, il primo pass Ducati per entrare al Mugello. Io, che fino a poco prima ero uno di quelli aggrappati alla rete…”.

Del suo lavoro dice che ci sono momenti, tutti i giorni, in cui prega il cielo di trovargliene un altro; e ci sono sere, tutte le sere, in cui lo ringrazia per averglielo lasciato. Con autoironia (“sono toscano: è quella che mi salva”) la descrizione che fornisce della filosofica del suo operare quotidiano è più o meno questa: “1) hai una intuizione limpida; 2) studi tutto, e sei sicuro di aver capito tutto; 3) vai in pista, e ti accorgi che non funziona niente; 4) ricominci da capo, lasciando perdere lo studio e dandoti alla sperimentazione pratica. Ossia, passando dall’approccio scientifico puro all’empirismo totale”.

A questo punto, come già proposto su Twitter, chiedo ad amici, conoscenti e lettori se avete domande da porgli, sarò ben felice di farle durante l’intervista prevista per stasera! In caso contrario, leggerete solo quelle che mi sono passate per la testa durante la giornata in un articolo che spero di poter far uscire stasera stessa ;-p

Nel frattempo vi ricordo che tutte le fotografie scattate sono disponibili (caricate di tanto in tanto, appena possibile) sul mio account flickr, la galleria è raggiungibile all’indirizzo: flickr.com/gioxxswall/sets/72157627074738531. Potete invece seguire gli aggiornamenti Twitter dal mio account o da quello di TIM.

A voi la palla!

UPDATE
L’intervista è slittata a domattina, ore 9.00 presso l’hospitality Ducati. Avete ancora tempo per suggerire domande (anche non strettamente riguardanti l’argomento che vi ho indicato), buonanotte! (e non sforzatevi troppo eh! ) ;-)

Microsoft Insight @ Redmond: Our Adventure

Nonostante tutta la buona volontà, Microsoft si sta davvero impegnando per tenerci occupati tutto il giorno , tutti i giorni. Come se non bastasse, riconosci degli italiani a Bellevue (o in qualsiasi altro posto del mondo, ndr) dal fatto che non perdono occasione per trovarsi con connazionali sul territorio e andare a bere insieme qualcosa, o cercare il locale dove poter ballare (e, perché no, vedere qualche bella ragazza, che non fa mai male! :mrgreen:), perché tornare in hotel a orari decenti non è certo una delle nostre priorità (e si capisce dai tweet di Stefano, ndr), motivi per i quali è davvero difficile tirar fuori il portatile una volta che arriva la fine della serata, nonostante qualcuno -in qualche modo- ci riesca.

Microsoft Insight @ Redmond, WA

Cloud Computing, security, visioni sul futuro, domotica, alta tecnologia, sviluppo. Sono tutti i macro-argomenti che Microsoft ha voluto introdurre nel programma Insight ed in particolare nelle giornate dedicate alla nostra visita presso il campus di Redmond. Una fitta agenda fatta di interventi, alternati da pause durante le quali è possibile conoscere gli altri ragazzi intervenuti dal resto dell’Europa (Svezia, Olanda, Spagna, ndr), senza dimenticare un po’ di sano divertimento e relax, nonostante da queste parti pensino che una partita a bowling o un museo del volo possano essere meglio di un buon locale dove bere e una discoteca dove scatenarsi un po’ :mrgreen: (si scherza eh!)

Il futuro di Microsoft, il nostro futuro

Sia chiaro, a parte qualche rara perla confidenziale, quello che per noi ha fatto Microsoft in questa tre giorni ha voluto significare un maggiore avvicinamento alle persone che durante quest’ultimo periodo hanno voluto analizzare e proporre approfondimenti su argomenti che la riguardano, persone che hanno deciso di seguire questa lenta scalata verso la “redenzione, verso una maggiore apertura al pubblico, agli utenti, a chi ha reso oggi Microsoft quella che è. Certo un passo lungo, difficile, ma non impossibile, una lamentela che fatta tanti (troppi) anni fa, oggi sta lentamente catturando attenzione, la strada è quella giusta.

Posso suggerirvi, a proposito di “confidential“, di dare una occhiata a questo video girato dalla BBC?

Il video del 2009 ed oggi le cose sono un po’ cambiate (in meglio, ovviamente) ma la sostanza rimane sempre la stessa: una casa che risponde alle tue domande, che ti suggerisce una ricetta dell’ultimo minuto semplicemente poggiando gli ingredienti sul tavolo da lavoro, che ti ricorda appuntamenti e ricorrenze, e magari ti sottopone le ultime informazioni mediche riguardanti il tuo stato di salute e i risultati degli esami fatti qualche giorno prima, che cambia sfondo e musica della camera a seconda della persona che è entrata in quel momento … beh, è roba che sono abituato a vedere nei film hollywoodiani, non di certo dal vivo, dove la sensazione provata è maledettamente orgasmica, mi si conceda il termine.

E, volendo rimanere in tema, posso suggerirvi di dare una occhiata anche a questo video:

Si tratta della visione che Microsoft ha del futuro, una visione non tanto distante dalla realtà, soprattutto per chi ha potuto mettere mano sui prototipi di tecnologie che -come per il precedente caso- si è abituati a vedere in Minority Report (tanto per fare un esempio), decisamente meno nella realtà, anche se di questo passo la fusione penso possa avverarsi in tempi decisamente ristretti rispetto all’immaginazione :-)

Il Campus

Si perché la vita dentro Microsoft è strana, davvero, tante persone motivate che vedono ben oltre la concezione nostrana di “lavoro“. Trasformano la loro passione in ricerca, in futuro, in un’occasione costante per mettersi alla prova e stupire, provano evidentemente piacere nel lasciarti a bocca aperta anche per cose che loro considerano sciocchezze, normalità, quotidianità. E’ una sensazione davvero molto difficile da provare in altri continenti ed è altrettanto difficile spiegarla a voi, soprattutto tramite un blog. Rispolvero una frase estremamente maschilista (chiedo perdono in anticipo alle donne, non me ne vogliate) ma andare a Redmond e vivere Microsoft, per un informatico è un orgasmo puro, forse meglio di un rapporto con l’altro sesso :mrgreen:

Microsoft Insight @ Redmond, WA Microsoft Insight @ Redmond, WA

La concezione di vita e ufficio non potrebbero mai essere più simili, vicine. Il campus di Redmond propone infatti qualsiasi cosa possa tornare utile per dovere o per diletto a chi lavora li in mezzo. Non sarà quindi difficile trovare un negozio AT&T e non lo sarà altrettanto scovare il campo da rugby, da pallacanestro, o la semplice area Kinect dove fare quattro salti e farsi deridere da amici e colleghi! E’ come la doppia faccia di una stessa medaglia: in teoria nessuno ha bisogno di uscire dal Campus, tutto quello di cui si necessita è li dentro o quasi, bastano pochi minuti di navetta Microsoft per raggiungere quello che non è a portata di mano. Nessun orario, nessun obbligo se non rispettare le scadenze, nessuno che vi imponga cosa fare e cosa non, tanto meno che vi debba far giustificare il perché avete deciso di perdere un’ora di tempo in campo a tirare calci ad un pallone anziché restare in ufficio a capo chino sulla propria tastiera.

Eppure, lasciatevelo dire, la cosa non dispiace  neanche un po’ a pensarci bene.

Tu vo fà l’americano?

E poi l’America è strana, l’America è bella, è come qualsiasi altra nazione della terra. Ha le sua tradizioni, i suoi pro ed i suoi contro. Viene amata e odiata con una facilità disarmante, molto spesso senza darle la possibilità di lasciarsi scoprire. Nulla è oro colato, statene certi, eppure “è bella così, come viene“. Difetti? Presto serviti: mi è mancato il sole, il caldo, il buon cibo (non che sia morto di fame, anzi, ma ho fortemente desiderato ritornare alla nostra dieta, alla pasta, alla frutta che non ha quel sapore di coltivazione troppo spesso forzata, più comunemente conosciuta come “disintossicazione” :mrgreen:).

Microsoft Insight @ Redmond, WA Microsoft Insight @ Redmond, WA

Non potete non fare un salto in America almeno una volta nella vita, non fosse per la risata spontanea che vi si stamperà sulla faccia quando rivedrete luoghi “già visti” nei vostri telefilm e film preferiti, o il farsi riconoscere e apprezzare per il solo essere italiani, non meglio specificato il perché (e non state neanche a chiedervelo, potrebbero rispondervi per Mussolini, non esattamente una gran bella cosa … ndr).

Prima di chiudere vorrei proporvi una vignetta che ho potuto conoscere e apprezzare grazie ad un collega di lavoro che me l’ha proposta prima della partenza:

Ecco, mettetevi il cuore in pace prima di partire dall’Italia :P

Media

Qui le mie fotografie, peccato non aver potuto scattare di più in Microsoft :-(

flickr.com/gioxxswall/sets/72157626859473533

Qui quelle di Serge van Schie:

skydrive.live.com/?cid=714CE4A1A0D1C36D&id=714CE4A1A0D1C36D!4188&sc=photos&wa=wsignin1.0

Grazie di tutto a tutti i ragazzi di Microsoft, al socio di mangiate e cazzate Lorenzo, ai miei compagni di viaggio (@rainbowbreeze, @felter, @stefanomainardi e @guidoarata) altrettanto pronti all’azione quando necessario, grazie a Enzo, finalmente conosciuto dal vivo dopo anni di cazzate sparate a vicenda online, grazie a Giorgio che ha provato a convincermi che il lato oscuro della forza sia quello migliore, grazie anche a Vittorio, nonostante non abbia avuto il tempo necessario per fare quattro chiacchiere in più (spero ci sarà altra occasione in futuro)!

Non-Grazie al taxista che ci ha gentilmente accolti e trasportati nel suo mezzo con un puzzo di urina stomachevole (solo chi c’era può sfortunatamente capire e ricordare, sigh!).

Road to Redmond,Welcome to the United States

Ho scritto qualche riga in aereo e avrei voluto pubblicarla ieri sera (quando voi stavate per svegliarvi, ndr) ma il sonno ha avuto la meglio, pubblico giusto ora ;-)

Chi mi segue via Twitter avrà già capito il perché del titolo scelto. Da qualche settimana Microsoft ha coinvolto alcuni volti noti della blogosfera italiana per avviare un programma atto all’approfondimento di alcuni loro programmi, scelte future, direzioni. Insight è il nome dell’iniziativa che ha portato il sottoscritto, Stefano, Guido, Roberto e Lorenzo (come nostro responsabile) a Redmond, presso il campus di Microsoft Corp., per la prima volta in vita mia in “sede centrale”, un desiderio che inaspettatamente si realizza grazie ai ragazzi di Hagakure e Microsoft stessa :-)

Finito il viaggio di andata (Milano-Roma-Amsterdam-Seattle), ci attendono quattro giorni di corsi, chiacchiere, approfondimenti e relax nel tempo libero. Tra spuntini dalla dubbia provenienza e caffè finito di diritto nella lista esclusioni fino all’inizio della prossima settimana (così come la pasta, ovviamente :mrgreen:) tenterò di stilare una cronaca della gita, cose potenzialmente utili da sapere e “igc” (ignoranza generated content) a cura dell’allegra brigata in trasferta a Redmond, da assumere in giuste dosi :-p

Per ora è tutto, jet lag permettendo proverò a tenere aggiornato questo diario di viaggio in orario decisamente anomalo rispetto al vostro (9 ore in meno rispetto all’Italia, qui sono solo le 9.34 mentre voi state per abbandonare l’ufficio e andare a casa).

Cheers!

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