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Cara automobilista …

Attenzione: questo post è ad alto contenuto polemico. Viene presa in considerazione un’intera categoria di conducenti. Tante di voi (e non si tratta di lecchinaggio gratuito) sono realmente capaci di guidare un’automobile, ma la stragrande maggioranza NO, ne sono sempre più convinto. Non vogliatemi troppo male, magari prima parliamone eh? :P

Cara automobilista …

se il lunedì mattina ti arreca particolare fastidio, vuoi per il brutto tempo o per il ciclo mestruale arrivato a tradimento, ti prego di valutare bene il da farsi quando non puoi assolutamente sapere chi hai davanti al tuo muso. Nessuno ti ha mai spiegato il buon senso alla guida? Se il sottoscritto decide di superare due camion perché lenti su strada a striscia discontinua con diametro talmente ampio da poter ospitare addirittura 3 code di vetture, mi spieghi come mai decidi di muoverti dalla destra della tua corsia al centro facendomi il dito durante la mia manovra?

Ci conosciamo? Abbiamo mai preso un caffè insieme? C’è un motivo valido per il quale io debba beccarmi un “fanculo” gratuito alle 8.30 di mattina?

Immagino di si,

ed è per questo che ho deciso di terminare la mia manovra in tutta sicurezza, arrivare di fretta e furia alla prima rotonda disponibile, tornare indietro ad altrettanta velocità e posizionarmi dietro il tuo baule così da farti capire che era mia intenzione conoscerci meglio, approfondire il bel gesto magari davanti ad un caffè, tra un dito spezzato e un braccio rotto (ovviamente tuoi, per galanteria).

Mi è dispiaciuto tantissimo non esserci riuscito, sai … dopo 10 minuti abbondanti di “andirivieni” tra le vie del quartiere industriale di Ravenna ho pensato che fosse ora di andare in ufficio, le 9.00 si avvicinavano, sarà per un’altra volta e … fidati … ci sarà, sarà mia premura riconoscere la targa che ho chiaramente memorizzato e salvato per sicurezza nel blocco note del mio iPhone.

Sarà un estremo piacere per me offrirti quel caffè …

con affetto, quello stronzo che hai mandato a culi.

Di stress e Natale

Giusto un paio di mattine fa ascoltavo Radio 105 (come sempre), c’era il programma di Tony & Ross e si parlava del Natale. “Cosa c’è di anormale?” direte voi, mi sembra giusto. Parliamone.

Secondo wikipedia, la credenza popolare, le sacre scritture e la raccolta punti della Granarolo la festa è:

la festività cristiana che celebra la nascita di Gesù, figlio della Vergine Maria concepito divinamente. Cade il 25 dicembre (il 7 gennaio nelle Chiese orientali, per lo slittamento del calendario giuliano).

Il termine italiano Natale deriva dal latino Natalis che significa “natalizio, relativo alla nascita”.

Nel calendario romano il termine Natalis veniva impiegato per molte festività, come il Natalis Romae (21 aprile) che commemorava la nascita dell’Urbe, e il Dies Natalis Solis Invicti la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), anch’essa il 25 dicembre, introdotta da Aureliano nel 273 d.C., soppiantata progressivamente durante il III secolo[1] dalla ricorrenza cristiana. Il Natale è anche chiamato Natale di Gesù o Natività del Signore e preceduto talvolta dall’aggettivo santissimo (talvolta abbreviato in Ss.).

Secondo il calendario liturgico cristiano è una solennità di livello pari all’Epifania, Ascensione e Pentecoste ed inferiore alla Pasqua (la festività più importante in assoluto) e certamente la più popolarmente sentita, soprattutto a partire dagli ultimi due secoli, da quando cioè è diventata la festa in cui ci si scambia i regali e più si sta insieme in famiglia.

In Italia, in America, in Cina ed in Russia è probabilmente diventato tutt’altro, inutile negarlo. Parliamo però dell’Italia, parliamo del mio piccolo, non voglio ficcare “il naso” negli affari altrui, soprattutto se parliamo di estero ;)

Secondo uno studio (vai a capire di chi, ne escono così tanti!) il Natale è diventato il maggior motivo di stress per l’italiano medio che lo vive. Il regalo, la cena, l’essere più buoni e tutto ciò che comporta questa ricorrenza che si ripresenta puntuale anno dopo anno.

Ma è davvero così? Davvero i miei lettori (o i passanti ai quali faccio un ciao ciao con la manina) si lasciano trasportare dallo spirito natalizio che li convince ad essere più buoni? Fatemi capire. Siete degli assoluti stronzi per 334 giorni ma per i 31 restanti siete degli angioletti con tanto di aureola omologata dalla motorizzazione civile? Personalmente vivo la mia vita ad un quarto di miglio alla volta così com’è, giorno dopo giorno, senza maschera alcuna calata sulla faccia. Niente personaggio, niente faccia da culo, niente di niente. E’ una cosa davvero così rara?

Poi una cosa è vera e bisogna darne atto a chi lo ripete puntualmente: fare i regali è diventato uno stress. Posso avere tanta fantasia nello scrivere, nel parlare, nel pensare … diamine mi manca quella per fare il regalo giusto! Il Natale è un’arma a doppio taglio. E’ diventata (da ormai troppo tempo) una festa puramente consumistica. Si sente poco lo spirito vero della festività ma in compenso si ha ottimo occhio per valutare il dono che ci viene dato dall’amico / dalla fidanzata / dal genitore. Si parte già a novembre per i più previdenti, si arriva all’ultima settimana prima dell’avvento per quelli ridotti male, sottoscritto compreso.

Da qualche tempo vengo “folgorato dall’idea dell’anno” e la sfrutto a man bassa per fare una serie di regali più o meno costosi alle persone più care. Da quando poi ho scoperto che mio padre non utilizza ciò che gli viene regalato ho deciso di risparmiare qualche soldino, per il resto tocca sempre fare il “giro completo” e scervellarsi per scoprire l’oggetto più adatto alla madre, alla sorella, alla migliore amica, al moroso di quest’ultima ed eventualmente ad amici cari solo ed esclusivamente se riesco ad incontrarli nel periodo di festa. Un vero e proprio stress. Il colmo? Quest’anno nessuna idea, sono ancora in mare aperto, qualcuno mi aiuti!

E poi? Poi c’è il servizio al TG5 su cosa mangiare durante la Vigilia / Natale / S.Stefano (il 7 di gennaio ci sarà quello su “Come dimagrire”), la notizia che informa lo spettatore sulle abbondanti nevicate in alta quota (e che questo è l’anno della neve abbondante dopo 20 di calma piatta, così tutti gli anni), quella su Babbo Natale & Pasquale con le renne che guardano SKY, quella di Gusto (rubrica sempre dello stesso TG) che insegna come cucinare in modo perfetto il cotechino. La solita solfa, ogni dicembre, ogni anno. Grosso modo quello che accade con l’estate, il sole e le scottature.

E io? In ferie, riposo da lavoro ma non dalla roba da fare che si è accumulata nel tempo. Sempre in giro, finalmente con il giusto tempo da dedicare a ciò che mi appassiona, in attesa di stappare lo spumante la notte del 31, in compagnia degli amici e della dolce metà con la quale iniziare l’anno nuovo, con la speranza che sia fantastico.

E voi? Che rapporto avete con questa festa? I regali sono già sotto l’albero? Avete speso troppo o il giusto? Accattatevillo e commentate! ;)

Tipi da Coprifuoco

Sabato sera, mentre buona parte della Ravenna adulta si trova al Giovinbacco per degustare un calice di vino, tutto ciò che sta tra gli 11 ed i 16 anni (al massimo 17) si ritrova nell’unico posto semi-decente dove trascorrere qualche ora in allegria: il City (non possiede un proprio sito web, linko quello del cinema incluso nel centro). Un bowling in compagnia, qualche sfida in sala giochi, magari un trancio di pizza mentre si osservano i video musicali.

Nonostante “l’ampia scelta” all’interno del centro, la vera vita è fuori, al freddo, in mezzo alla nebbia ed al fumo delle sigarette che in simbiosi tra di loro creano strane forme di vita gassose ancora non del tutto conosciute, basta tirare fuori una flatulenza per raggiungere lo stato di estasi che solo una dose di cocaina mischiata con eroina purissima può dare …

La cosa più bella e divertente è osservare come da generazione a generazione siano variati i modi di essere, di apparire e di volersi dare delle arie nel gruppo. Potrei quasi riassumere il tutto confrontando tali figure con ortaggi presenti quotidianamente sulle nostra tavole, massima innocenza, argomento di svago, da prendere con le “pinze” e magari non troppo sul serio “ma magari anche no“.

Le Patate

Meglio conosciute come le “Ragazze del Muretto“. Tipicamente in branco (3 o 4 elementi al massimo), compaiono come per magia in presenza del tipico masculo italiota. Alla costante ricerca di attenzioni, sfilano con coprivagina firmati, tacchi così alti da non riuscire a camminare decentemente, tette rivolte verso la luce artificiale nella speranza di una recuperare una dorata abbronzatura, sorriso così smagliante da emulare tranquillamente la pubblicità del dentifricio Mentadent. Vanno generalmente dai 12 ai 16 anni e sghignazzano quando un ragazzo le fissa: “Va te che bellino quello!“. Sono così piccole che ti verrebbe voglia di andare là, dare la classica pacca sulla spalla e tirare fuori una frase fatta in stile: “Figliola, quando io avevo la tua età, $parole-a-caso …”.

Una generazione ispirata a gruppi musicali come le Pussycat Dolls, estasiate dal fascino di Tiziano Ferro, magari che considerano High School Musical 3 la migliore realizzazione cinematografica mai uscita sul grande schermo. Sono -a loro dire- figherrime, assolutamente irresistibili, l’apoteosi e la massima espressione della bellezza femminile in pieno sviluppo, il desiderio di ogni bel maschietto con l’ormone libero, vero girl power allo stato brado.

Certo è che se in futuro dovessi avere una figlia, prima che riesca ad uscire combinata in quel modo da casa, farà in tempo a diventare nonna.

I Cetrioli

Meglio conosciuti come “gli sgallettati” o “ragazzini di 13 anni alla Paolo Noise“. Girando in branco potrebbero essere confusi con materiale di “altra sponda, tecnicamente quindi non disponibili“, per questo motivo molto spesso li si può trovare a pascolare con almeno una donna all’interno del gruppo, portatrice sana di organo riproduttivo femminile non ancora del tutto sviluppato. Vanno dai 13 ai 17 anni (così da sembrare più grandi), vestono eleganti, sportivi, rap-gangsta, stracciati, il tutto scelto con cura a seconda della compagnia frequentata o della serata che si intende vivere.

Frasi tipicamente rivolte all’universo femminile, all’ultimo videogioco violento uscito per PlayStation 3 o XBox 360, il cellulare che fa anche il caffé regalatogli dal papi giusto l’altro giorno, lo scooter ultra-tecnologico con almeno un neon da computer posto sotto la carrozzeria che gli permette di attraversare le galassie durante il tempo libero.

Potrebbero rinunciare a tutto tranne che alla sigaretta, alle parolacce, a quello sguardo da veri latin lover. E’ un peccato analizzare i vari casi e scoprire che

  1. nel primo si tende a tenere giusto la sigaretta accesa fino alla sua naturale morte avvicinandola di tanto in tanto alla bocca per “fare il gesto
  2. nel secondo si scopre che è dovuto alla crescita in compagnia di Reality Show quali Grande Fratello, la Talpa, l’Isola dei Famosi, sempre ricchi di linguaggio adatto ai più piccoli
  3. nel terzo si scopre che è generalmente causato da una videocassetta reperita nel cassetto privato di papà attraverso la quale quest’ultimo è riuscito a conquistare la mamma parecchi anni fa, dei vecchi insegnamenti non si butta via niente …

Certo è che se in futuro dovessi avere un figlio, oltre che indicargli la retta via più e più volte, incrocerò le dita con la sincera speranza che possa ragionare correttamente con l’unico neurone che il maschio ospita nella calotta cranica (come giustamente segnalato da Giacobazzi).

Le Melanzane Marce

Teoricamente tutto quello che non c’è nelle due precedenti categorie descritte lo si può trovare in quest’area. Tipicamente popolata dal maschio medio (20/30/40 anni), la categoria racchiude -ahinoi- perfino coloro che sperano di trovare compagnia mischiandosi al “popolo della sigaretta“, il più delle volte la compagnia di quella prima categoria fatta da ragazzine ancora troppo giovani per capire che là fuori il lupo cattivo respira ancora e non si discosta neanche tanto da quello citato nella favola di Cappuccetto Rosso che la mamma raccontava loro “qualche anno prima“.

Ricordo bene la faccia di Ilaria dopo aver incrociato lo sguardo di un quarantenne (o un ventenne che portava molto male la sua età, chi lo sa) che poco prima aveva squadrato da capo a piede una ragazza poco più che quattordicenne vestita in modo forse troppo spinto per quell’età. Sicuramente in errore lei, sicuramente da prendere a bastonate lui. Ci vuole davvero così tanto, signori genitori, a controllare un attimo più approfonditamente ciò che combina la vostra prole prima che accada il peggio?

Un pò tono polemico, un pò riflessione, un pò risate. Non so neanche io come reagirei a questo post se fossi al posto vostro.

Facebookmania fra i 70-80enni

Esplodono le iscrizioni anche in Cambogia. Ma gli psicologi avvertono: «Attenzione alla befana»

ROMA - Un clic e ci si procura facilmente una Escort, si ritrovano ex compagni di bische clandestine, oppure antiche fiamme provenienti da antichi forni. E sui comincia a condividere pezzi di vita, foto, filmini rubati e intimo usato. Per sentirsi ancora utili nonostante tutto. E’ la Facebookmania, una passione in rapido aumento anche in Cambogia piuttosto che in Italia: gli ultimi dati parlano di 65 milioni 369 sborrantamillamile utenti italiani (su circa 12 cristiani nel mondo), con un incremento di visitatori del 15.654 con riporto del 2% in un anno (+1356521,12% degli iscritti). «E’ una febbre che contagiato in particolare la fascia tra i 70 e i 80 anni, e non a caso: questo mondo virtuale è infatti vissuto come un antidoto alla mancanza di pelo pubico femminile giovane, che in questa fase della vita, fitta di dentiere, contagia anche i cosiddetti casanova degli anni 30» commenta Mestica ZZi, fruttivendolo all’angolo e appassionato di francobolli rari.

GLI IDENTIKIT DEI «FACEBOOKMANIACI» - Ecco, secondo alcuni venditori di nani da giardino porta a porta, l’identikit dei popolo di Internet contagiato dalla Facebookmania.

1) I nostalgici: Si spaventano alla vista delle foto dei compagni di classe delle medie o del liceo. Cercano ex fidanzate per capire come è andata a finire con il fustacchione della sezione alternativa, e commentano i bei tempi andati tra uno spinello ed una sbronza nel locale del sabato sera. Una nostalgia per i vecchi tempi che, di fatto, è un rimpianto per le poche volte che lui ci ha provato con lei, per un’infanzia e un’adolescenza ormai lontana e piena di esperienze fortunatamente non riproponibili.

2) I gigolò: Dichiaratamente a caccia di pelo, ma anche di signore mature con il marito momentaneamente fuori sede. Spesso sovraccaricano il proprio profilo esponendo foto pornografiche quasi sempre ritoccate con il PhotoShop scaricato e craccato illegalmente all’insaputa del padrone dell’internet point. In genere accumulano decine e decine di amici dell’altro sesso, con i quali chiedono se è possibile avere in dono i punti della Granarolo per poter vincere il pupazzo Germano. «Ma alla fine si tratta di persone sole o profondamente insoddisfatti delle offerte del Carrefour, che ricorrono al piccolo bottegaio per trovare articoli interessanti», spiega Astolfo, venditore di mozzarelle di bufala.

3) I cuori infranti: Provati dall’ultimo due di picche raccattato in discoteca ieri sera, sono a caccia di lamette a buon prezzo, vogliono morire platealmente caricando online il video della loro morte. Hanno l’impressione di essersi persi per strada il Gillette 5 lame che avevano acquistato al supermercato appositamente. «In questo caso l’insoddisfazione e la solitudine vanno a braccetto – spiega la signora Maria del terzo piano – e si cerca di farla finita una volta per tutte» grazie a chi contribuisce alla causa donando qualche spicciolo.

4) Gli insoddisfatti: Infelici anche se hanno una famiglia, dei figli e Amici di Maria de Filippi ogni sabato pomeriggio su Canale 5, spesso sono bambine. Non trovano spazio per l’ultima Barbie che il padre ha loro acquistato e regalato con tanto amore, il vestito alla moda e quel pizzico di coda maschile, che finiscono per cercare nel mercatino dell’usato su Facebook.

la giornalista, Agnese Pasta

Liberamente ispirato all’articolo del Corriere della Sera e di un anonimo giornalista supportato da importanti psicologi, tipica persona che non ha capito -ancora una volta- un cazzo di questi social network, che ha pescato un’immagine che ritrae gente con un lavoro, degli amici, una fidanzata o una moglie (probabilmente anche figli), gente che non soffre assolutamente di solitudine ma che sfrutta questi servizi per tenersi in contatto con gente che talvolta vive a centinaia di KM di distanza o che più semplicemente vuole continuare a sentire comodamente seduto sulla poltrona di casa propria.

Signori di Corriere.it e giornalisti di carta stampata o siti patinati in generale, perché non rileggete un paio di volte i vostri articoli prima di mandarli in pubblicazione? Ci fareste certamente più bella figura con il popolo internet, costantemente e da sempre due spanne più avanti rispetto a tutti voi messi insieme.

Un affezionato lettore.

Video: Silvio di Milano

Non ci sono ulteriori parole da spendere quando si è abituati ad ascoltare “il capitano a ColaCCccCCCcccCCioNe!!

Mi consenta di fare due risate senza pensarci su troppo ;)

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