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Un morso alle nuove Pringles Multigrain

Presentate dapprima in America come Multicereal, poi approdate in Italia come “Pringles Multigrain“, sono le nuove patatine prodotte da Procter & Gamble. Grazie a Donato e Digital-PR sono riuscito ad accaparrarmi un set da 3 tubi per “provare la novità“.

Spendo giusto due righe per ringraziare del gentile omaggio e dire la mia, niente di particolare chiaramente, giusto un parere.

Strane, ma buone. Ho aperto in ufficio il tubo delle classiche e -a parte qualche bastian contrario fedele alla linea originale- l’alternativa è piaciuta. Simili in tutto e per tutto alle “sorelle maggiori” ormai sicurezza per coloro che soffrono di dipendenza da “salato“, danno la sensazione di essere più leggere e digeribili anche se non dovrebbero. Questo perché a veder gli ingredienti cambia ben poco dalle rosse standard, anzi, c’è anche qualcosa in più che tanto bene non fa! :mrgreen:

Ho googlato e fatto saltar fuori questo risultato, che vi invito a leggere:

ilfattoalimentare.it/arrivano-le-pringles-multigrain-continua-linvasione-del-junk-food-sostenuto-dal-marketing.html

Questo non impedirà a chi ne abusa di continuare ma può tornare utile a chi decide di togliersi uno sfizio di tanto in tanto ma senza esagerare!

Duracell myGrid sul banco prova

Premessa prima di cominciare:

state leggendo un post sponsorizzato. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe denaro in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Ho pubblicato in anteprima questa recensione su Wired, in forma decisamente più ridotta: wired.it/reviews/accessori/2010-08/31/duracell-mygrid—caricare-senza-fili.aspx

questa qui di seguito descrive invece passo dopo passo i test fatti con il prodotto, le impressioni, cosa potrebbe essere ritoccato, cosa proprio non va giù almeno per il momento. Spero vi piaccia. Nel caso in cui voleste chiedere qualcosa in merito a Duracell myGrid vi invito a lasciare un commento in coda! ;)

Grazie a Digital PR e Duracell ho potuto provare Duracell myGrid, prodotto di nuova generazione che permette di rivoluzionare il metodo di ricarica dei propri dispositivi mobili tra i quali Apple iPhone, BlackBerry o i sempreverdi Nokia, ma anche altri apparati come lettori mp3 o telefoni Motorola. Duracell porta in casa la ricarica a conduzione!

Il funzionamento

Senza scendere nel dettaglio (per quello basta e avanza Wikipedia o un buon amico con un diploma di perito elettronico ;)) Duracell vi permetterà di ricaricare il vostro telefonino semplicemente appoggiandolo alla piastra “myGrid”, dicendo addio ai vecchi caricabatterie con cavo che sono soliti ad aggrovigliamenti fastidiosi o a smarrimento improvviso a causa dei tanti spostamenti ufficio-casa, un po’ come succede con gli accendini nei luoghi affollati da fumatori!

Duracell myGrid Duracell myGrid

Per fare ciò si servirà di particolari custodie (Power Sleeve) che avranno così un doppio scopo: proteggere il vostro telefono in caso di caduta e ricaricarlo una volta appoggiato sul myGrid. Nella confezione che ho ricevuto ho trovato tutti gli accessori realizzati al momento: Power Sleeve per Apple iPhone 3G e 3GS, BlackBerry Curve (l’intera serie attualmente disponibile), BlackBerry Pearl (serie) e Apple iPod Touch.

E’ stato incluso anche un set Power Clip che può essere montato manualmente su qualsiasi cellulare Nokia o Motorola (tanto per citare due marchi) a patto che il dispositivo abbia una porta mini USB attraverso la quale lo si può ricaricare, utilizzabile quindi su altri marchi o su lettori Mp3 non Apple (qui qualche dettaglio in più).

L’idea è indubbiamente valida, guarda al futuro con quell’attimo di anticipo che vale lo sforzo di mettere sul mercato un prodotto molto particolare che probabilmente -ora come ora- non viene visto come necessario o particolarmente comodo. Capiamoci: custodire l’iPhone nel Power Sleeve vuol dire rinunciare alla praticità di poterlo mettere in culla o collegarlo al PC tramite il solito cavo fornito da Apple, a meno di non dover togliere la custodia ogni volta che si vuole fare l’operazione di sincronizzazione o di passaggio fotografie tra iPhone e PC.

Duracell myGrid Duracell myGrid

Lo stesso ragionamento vale per gli altri telefoni compatibili con myGrid, ovviamente. E’ chiaro che non è possibile fare altrimenti, una mezza giustificazione a favore di Duracell che potrebbe contare nel futuro della sincronizzazione Apple, dato che si parla sempre più spesso della possibilità di effettuarla senza l’ausilio di alcun cavo. Gli utenti (sottoscritto compreso) nutrono qualche speranza nell’evento del prossimo 1 settembre, come annunciato su GxWare e Melamorsicata.

Nonostante ciò posso sicuramente affermare che la comodità che sta alla base dell’accessorio difficilmente si mette in dubbio. Nel caso in cui riusciste a trovare il posto adatto per ospitare Duracell myGrid in modo permanente, vi basterà entrare in casa e poggiare il vostro telefono sulla piastra. Veder partire immediatamente la carica di quest’ultimo è davvero stupefacente. Un’idea così semplice ma così tanto comoda per chi non vuole perdere tempo …

Duracell myGrid Duracell myGrid

Una sola postazione myGrid, 4 dispositivi (massimi) in ricarica contemporanea, lo stesso tempo di carica che servirebbe a ciascun dispositivo se questo venisse collegato con il proprio caricabatterie alla corrente elettrica, senza considerare che una volta terminato il ciclo di carica myGrid interrompe il flusso di corrente proteggendo quindi la batteria del vostro telefono, particolare da non sottovalutare nonostante la validità e la robustezza delle attuali batterie al litio.

Riepilogando

Duracell myGrid Cell Phone Starter Kit
duracell.com/en-US/product/mygrid-kits.jspx

  • Costo al pubblico: € 80 (79,99 per la precisione)
  • Costo degli accessori: € 30 (29,99 per la precisione)
  • Votazione finale: 7/10

I prezzi mi sono stati comunicati da Digital PR. La versione Cell Phone Starter Kit include solo un Power Clip che potrà essere montato sul vostro cellulare manualmente. Occorrerà acquistare a parte il Power Sleeve apposito per il proprio dispositivo (se presente in catalogo).

Prima di chiudere, un paio di pro e di contro per capire se procedere con l’eventuale acquisto o meno.

Da avere perché

  • Comodità: una postazione, 4 telefoni in ricarica. Nessuna necessità di collegare e scollegare il vostro caricabatterie (peggio ancora se più di uno), basterà trovare un posto adatto a myGrid per ottenere una postazione di ricarica sempre pronta all’uso!
  • Doppia funzionalità: il Power Sleeve è realizzato in silicone nero, adatto a riparare il telefono da piccoli urti proteggendolo anche da graffi “da tasca“. Anonimo, elegante, forse un attimo “ingombrante” a causa di quella gobba in corrispondenza del connettore.

Si può farne a meno perché

  • Costo elevato: buona l’idea, buona la realizzazione, curata nei dettagli. myGrid non farà sicuramente brutta figura in casa vostra e attirerà facilmente l’attenzione. Resta però un accessorio troppo costoso almeno per il momento, soprattutto calcolando che per ottenere un Power Sleeve bisognerà sborsare ulteriori 30 euro;
  • Power Sleeve: una volta montato sul mio iPhone ho notato una particolare difficoltà nel raggiungere i tasti funzione del telefono. Potrebbe addirittura arrivare a coprire parzialmente la fotocamera e la cassa esterna tramite la quale si possono ascoltare le proprie canzoni o sentire una telefonata in vivavoce. Potete notare questi piccoli difetti dando una occhiata a queste fotografie: 1, 2.

Nell’attesa che iPhone (nel mio caso così come in tanti altri) sia sincronizzabile senza alcun cavo, il myGrid torna nella scatola fino a nuovo ordine, sarà sicuramente un must nel momento in cui Apple darà ai propri utenti la possibilità di amministrare il dispositivo mobile per eccellenza tramite bluetooth o WiFi :-)

Come accontentarsi di 20 milioni …

tentando di scucirli a Frieda ed a Wikimedia Italia tutta, che si trova a combattere l’ennesima presa di posizione e prepotenza gratuita da parte del politico povero di turno. La sintesi? Wikimedia Italia (Frieda in prima persona) è stata citata in giudizio a causa di due voci “scomode” pubblicate su Wikipedia, causa civile con tanto di richiesta di qualche spicciolo: 20 milioni di euro.

fcvg.it/?p=360

Motivo: presunte «affermazioni false e lesive dell’onore» contenute in una al denunciante

(Blog di Digital PR)

Tutti possiamo contribuire, sia che siate comodamente seduti in poltrona, sia “fisicamente” il prossimo 19 settembre (questo sabato) a Roma. Sarebbe bello se gli amici della capitale che leggono questo blog (e non solo questo) potessero prendere parte all’evento, descritto nella pagina ufficiale su Wikipedia stessa:

http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Sabato_19,_a_Roma,_abbiamo_bisogno_di_te

Con la speranza che non la spunti ancora una volta il furto (perché di furto si tratta) legalizzato.

Anteprima: State of Play

Con circa 40 minuti di ritardo -causa traffico milanese- comunque facilmente “recuperabili” (grazie ad una veloce lettura della trama prima di raggiungere gli altri), ho potuto prendere parte ad un’altra grande anteprima della Universal Pictures passando da Digital PR. Stessa “storia“, stesso posto, stesso “bar” direbbe Pezzali, tutto ciò per indicare che la sala Universal è la stessa della precedente anteprima, stavolta però al posto di vedere automobili truccate sfrecciare nelle miniere al confine con il Messico, ho potuto apprezzare le storie di corruzione alla base di State of Play.

Protagonisti di tutto rispetto, ambientazioni molto ben curate, una storia particolarmente affascinante alla base. Il concetto è semplice, gli ingredienti ci sono tutti: giornalisti, politica, corruzione, omicidi, intrighi molto più complicati di quelli che si arrivano a scoprire con un minimo di ragionamento. Tutto questo, sapientemente mescolato, rendono il film molto appetibile, soprattutto per gli appassionati del genere.

Russell Crowe è Cal McAffrey, protagonista principale del film e giornalista “d’assalto” alla ricerca della verità, molto spesso (forse troppo) nascosta dietro questioni e decisioni particolarmente delicate, la sua vita durante la pellicola verrà messa in pericolo svariate volte … Al suo fianco una Rachel McAdams più matura (la ricordo dal film Mean Girls uscito nell’ormai lontano 2004) di quanto ricordassi io, in questo caso compagna di sventure di Cal.

Sul lato opposto della barricata un sempreverde Ben Affleck a prendere il ruolo del “Congress ManStephen Collins.

Non posso e non voglio anticiparvi molto. La storia è davvero bella e ben trasportata su pellicola, nonostante l’argomento chiave sia stato trattato in decine e decine di realizzazioni differenti. Vale la pena andarlo a vedere per il cast, per l’ottima colonna sonora, per le buone ambientazioni e per una trama non del tutto scontata fortunatamente, con quel tocco di “crisi economica riportata alla luce dal fatto che il Washington Globe (giornale per il quale lavora Cal McAffrey) deve poter pubblicare uno scoop che non lo faccia crollare come previsioni annunciano, è tutta una questione di “vile denaro” contrapposto alla reale indagine ed alla scoperta di una verità scottante.

foto: IMDB

Girato completamente negli USA, il film dura poco più di due ore (127 minuti per la precisione) che volano via senza che lo spettatore se ne accorga e sicuramente non lasciando l’amaro in bocca.

Digital PR ha pubblicato online una scheda completa con video e fotografie del film, la trovate all’indirizzo:

digital-pr.net/DMNR_stateofplay/stateofplay.htm

Consigliato? Si, decisamente, non è il mio genere preferito eppure ho apprezzato davvero tanto la pellicola. State of Play uscirà stasera in tutte le sale cinematografiche italiane in concomitanza con altri film da non perdere (uno su tutti Wolverine: le origini, uscito già ieri sera e recensito dai ragazzi di BadTaste), ho pubblicato la recensione “un pelo in ritardo” (ho partecipato all’anteprima lo scorso 23/04) ma spero possiate comunque apprezzare :)

Buona visione!

Fast & Furious: solo parti originali

Ancora una volta grazie a quei sant’uomini di Donato & Alessandro (entrambi uomini Digital PR per chi ancora non lo sapesse) sono riuscito ad imbucarmi (mi sembra il termine più adatto :P) ad un evento che non potevo assolutamente perdere: anteprima nazionale di Fast & Furious: solo parti originali, nuovo titolo della Universal Pictures che verrà proiettato nelle sale italiane a partire dal prossimo 17 aprile.

Universal Pictures Italia, uffici di Milano, ore 21.00 del 6 aprile da poco passato. Pochissimi presenti, una sala cinematografica a nostra disposizione, poltrone comode sulle quali godersi 107 minuti di adrenalina pura come la serie dei Fast & Furious ci ha ormai abituato ad esigere e godere.

Si comincia bene (e in modo assolutamente improbabile, ma tant’è, le risate sono assicurate vista l’assurdità dei primi 5 minuti di pellicola), si finisce ancora meglio. Una veloce panoramica su quelli che sono stati gli aspetti forse negativi del film per poi passare all’analisi della storia ed ai pregi di questo nuovo episodio della serie.

# cosa non va giù

Fast & Furious: solo parti originali (da ora FF4, altrimenti si fa notte) riporta sul grande schermo le storie di quei protagonisti che avevamo abbandonato nell’ormai lontano 2001, anno dell’uscita del primo episodio, quando Paul Walker e Vin Dieselerano solo dei giovinastri” alla guida di bolidi fuori dalla portata di chiunque abbia una vita “normale” e circondati da ragazze talmente belle da suscitare reazioni “naturali ed incontrollabili” al cinema :P

Bello, lodevole, assolutamente fantastico rivedere i protagonisti che ti hanno fatto innamorare del titolo. Un solo grande difetto IMHO: troppi riferimenti a quel primo film, FF4 comincia usando un “argomento chiave” di FF1, il furto della merce su strada. Sembra talvolta che FF2 non esista (figuriamoci FF3) e che Dom Toretto non abbia realmente pensato di “stare un pò calmo” dopo la fuga a fine prima pellicola. Gli stessi motti chiave del “mi devi una macchina da 10 secondi” o la competizione sempre accesa tra Brian e Dom restano, non danno sicuramente fastidio ma per qualche secondo mi hanno fatto pensare “non era meglio rinnovare anche questo?” …

e … altra cosa prima di cambiare paragrafo … perché diamine poco dopo la metà del film tutto comincia a diventare chiaro e prevedibile? Siamo noi spettatori troppo attenti o chi scrive il film pecca di ingenuità e mancanza di fantasia nel creare reali colpi di scena che facciano capire a quello spettatore attento che “si sbaglia“? Ai posteri l’ardua sentenza.

# cosa è cambiato

Attori molto maturi, ancora in grado di divertirsi e far divertire lo spettatore. Macchine assolutamente fantastiche, certamente meno corse rispetto al precedente episodio (tanto quanto al secondo forse) ma più spettacolari, più elaborate, più ragionate. La storia sembra scivolarti addosso rapida, forse troppo, ma questa è la sensazione che si prova sempre quando si guarda (o si vive) qualcosa che piace davvero.

Il tocco di classe e di rinnovamento di questa pellicola sta nella scelta di quelle auto che fanno sbavare l’appassionato del settore? Oltre alle importate e modificate “alla morte“, fanno il loro ingresso in campo le “tutte muscoli e cavalli americani“, vecchie, da collezione magari, tirate a lucido e fatte urlare in strada come solo lo staff di una serie dedicata a tuning e corse clandestine sa fare.

Tante ragazze, ancora una volta, tante scene lesbo (passatemi il termine non propriamente fine) dovute forse a gusti particolari del regista o dello sceneggiatore (:P), trasporto di merce “particolarmente delicata e preziosa” ancora una volta (vi ricorda forse il secondo episodio?). Il tutto con l’unica sostanziale differenza del doverlo fare per scoprire chi ha ucciso una persona particolarmente cara ad entrambi i protagonisti, una “della vecchia guardia” …

# cosa mi è piaciuto

Tutto, grosso modo. Il film è sicuramente ben realizzato. Gli stuntman e la computer grafica sono arrivati a livelli che solo 8 anni fa ci si sognava. Belle le macchine, bella la preferenza di Brian che ricade ancora una volta sulla fedele compagna di corse del secondo film (Nissan SkyLine), sempre più bella Jordana Brewster AKA Mia Toretto.

Bella anche la colonna sonora che propone persino un pezzo italiano. Bello il poco tempo durante il quale ha fatto la sua comparsa “Han” (all’anagrafe Sung Kang), protagonista di quel Fast & Furious Tokyo Drift tanto “anomalo” nella serie, giusto per far capire come mai era tanto amico di Dom Toretto.

Credetemi: 107 minuti bastano a farvi rilassare, a farvi sognare, meglio ancora se il tuning lo avete in qualche modo vissuto sulla pelle. Ho visto questo quarto episodio in inglese, tornerò sicuramente a vederlo in italiano il prossimo 17 aprile, in compagnia della dolce metà che lo aspetta con ansia. Ne vale la pena e non ha quel retrogusto di “seguito forzato” che tanti film hanno, per fortuna!

Consigliato? Sicuramente, a meno che non facciate parte di quella schiera che pensa che avere la macchina elaborata sia da tamarri / terroni / sfigati e cose così. Diciamo che in casi come quest’ultimo citato conviene andarsi a bere una buona birra in un pub anziché riscaldare una poltrona al cinema pagando 7 euro.

Grazie Ale, grazie Donato, ottima esperienza, in attesa ora che esca la pellicola italiana! :)

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