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Cinema – Tron: Legacy

Impossibile perdere la prima rigorosamente in 3D, un piacere e un dovere portare la consorte per avere un secondo parere e per non sprecare la visione del primo episodio del 1982 che le ho fatto vedere giusto qualche sera fa (anche per dare una rispolverata alla mia memoria).

Sono passati 28 anni da quel primo, timido e azzardato tentativo di computer grafica “ultra-pixelosa” che ha comunque fatto la storia. Kevin Flynn (Jeff Bridges) e Alan Bradley (Garrett Hedlund) tornano sul grande schermo nelle rispettive posizioni “iniziali“. Del tutto nuovo è invece Sam Flynn (Garrett Hedlund), figlio del leggendario “creatore della rete” e della Encom, diventata ormai un impero grazie alle vendite di giochi e di software più in generale.

La nuova avventura ricalca tutto ciò che è stato il primo episodio, con una leggera modifica (per ovvi motivi) alla trama originale ma non alla sostanza che sta alla base della pellicola. Chi si aspetta ragionamenti e colpi di scena particolarmente complessi rimarrà deluso, al contrario chi partirà con la mente libera e pronta a comprendere una tipica successione di eventi in stile “favola della buonanotte” uscirà dalla sala particolarmente soddisfatto per un prodotto che nella sua totalità può essere riconosciuto come una degna chiusura cinematografica del 2010.

Chi -nerd o geek nel sangue- si è esaltato 20 e più anni fa nel vedere così stranamente rappresentata una rete informatica, non resterà certo deluso. Con le attuali tecnologie tutto ciò che è stato tirato fuori in Tron: Legacy vi appagherà e vi esalterà nel caso in cui abbiate desiderato rivedere in particolare le Light Cycle che -guarda caso- vengono sfruttate a man bassa per girare una delle primissime scene della nuova pellicola, in un’arena degna del miglior Destruction Derby in stile PlayStation.

Non voglio anticipare nulla riguardo la storia vera e propria del film. Come anticipato, la trama è abbastanza semplice ed a tratti intuitiva, difficilmente stupisce o riserva cambi di direzione e colpi di scena. Questo non mi permette di raccontarvi alcunché per evitare spoiler che potrebbero rovinarvi la “sorpresa“.

Il mio consiglio -oltre quello di andare a vedere il film appena le sale non saranno strapiene- è quello di investire qualche euro in più (non c’è uno standard italiano, ciascuna sala applica i propri prezzi come meglio crede) pur di godere appieno dell’esperienza 3D che in film di questo tipo danno quel qualcosa in più, quelle sensazioni e quel coinvolgimento che il 2D non è in grado di dare (dal 5 gennaio nelle sale italiane, ndr). La colonna sonora -tanto per concludere in bellezza- è stata curata dai Daft Punk che -nonostante non abbiano tirato fuori il meglio del duo- sono sempre e comunque al posto giusto nel momento giusto. Ho sorriso e particolarmente apprezzato quei pochi minuti in cui è possibile vederli in console anche nella pellicola, ovviamente travestiti con gli immancabili caschi e lo stile adatto all’universo di Tron :)

A questo punto non resta che augurarvi buona visione.

Cinema: Sansone

Non so quanti di voi hanno letto (e magari leggono tutt’ora) Topolino (si, il settimanale Disney). Probabilmente vi ricorderete di quelle due pagine a metà settimanale con le vignette umoristiche dedicate a svariati personaggi secondari tra i quali Sansone, l’enorme alano incubo della famiglia che lo accudisce e tenta di tenerlo a bada tra passeggiate e postini ignari del destino che li attende.

Provate ora ad immaginare l’invasivo quattrozampe in una pellicola tutta sua, il risultato è ancora presente nelle sale cinematografiche italiane: “Sansone“!

Uscito lo scorso 13 agosto, classico film estivo dedicato ai pochi superstiti in città, Sansone prende vita e conquista il pubblico con la sua sbadataggine da primato oscar, un’altezza pari a quella di un piccolo pony tutto da cavalcare e il suo (non) savoir-faire che strapperà facilmente sane risate agli spettatori.

Tipico film da neuroni stanchi e inutilizzabili, magari dopo una dura giornata di lavoro, secondo me adatto più alla serata in famiglia che al cinema, potete tranquillamente attendere la sua uscita in DVD per poterlo noleggiare (nonostante BlockBuster stia facendo una cattiva fine …).

Nessun voto o nessuna raccomandazione particolare, è sicuramente una realizzazione divertente non intenta a raccogliere grandi folle ma che ha un suo perché all’interno del vasto panorama cinematografico americano ;)

Buona visione!

Cinema: Toy Story 3

E’ passato tanto tempo ma avevo completamente dimenticato di scrivere un paio di righe sul film. Toy Story 3 è la degna conclusione di una trilogia evidentemente non cercata ma realizzata passando dalla vecchia alla nuova tecnologia 3D, sempre e comunque basata su grafica computerizzata che ha reso Toy Story uno dei grandi capolavori Disney Pixar.

Sono passati 15 anni dal primo episodio, lo ricordate ancora? Una rivoluzione per quei tempi. Una storia davvero troppo carina per passare inosservata, quella conferma (seppur inventata) che anche i giocattoli hanno un’anima, che soffrono il distacco da chi li ha usati per anni e poi buttati in una soffitta (se non peggio). Il rapporto umano applicato a dei pezzi di plastica e ricordi che troppo spesso ignoriamo.

Toy Story 3 propone vecchi e nuovi personaggi stavolta alle prese con la normale evoluzione del loro Andy, quel bambino che più bambino non è, tempo del college, tempo di archiviare i ricordi e far spazio alla maturità. Nonostante ciò, Andy vorrà portare con se Woody, amico d’infanzia quasi tradito nel primo episodio, poi rivalutato nel corso del secondo (uscito solo in DVD in Italia, in 3D nelle sale cinematografiche americane lo scorso febbraio) e molto più nel terzo.

Contrariamente alle aspettative la trilogia si evolve e conclude degnamente. Ancora una volta una trama a tratti prevedibile ma comunque gradevole, una di quelle che apprezzi “nonostante tutto“, una che fa sorridere e commuovere alternando alti e bassi a situazioni critiche e inaspettate. Non volendo anticiparvi altro (la storia è bella se la si gode in poltrona con la persona cara e / o con i propri pargoli) vi invito a trascorrere una serata al cinema in compagnia di quest’ultima fatica Pixar (Dio la benedica), ne vale la pena e ad oggi la fila di coloro che hanno deciso di concedersi questo titolo sarà ormai smaltita ;)

Buona visione!

P.S. Ho pubblicato questa recensione anche su ScreenWeek Kids.

Wii: La Principessa ed il Ranocchio

Premessa prima di cominciare:

state leggendo un post sponsorizzato. Vi ricordo che le mie recensioni sono oggettive, in nessun modo contenenti baggianate gratuite solo perché qualcuno mi offre il gadget di ultima generazione o investe denaro in questo piccolo blog. Leggete come sempre con fiducia, non mi risparmio per nessuno! ;)

Grazie a ScreenWeek.it sono riuscito “a far provare” il nuovo gioco per Nintendo WiiLa Principessa ed il Ranocchio“, gioco tratto dall’omonimo film d’animazione di Natale realizzato dalla Disney, tutt’ora nelle sale italiane. Perché far provare? Perché pur non essendo io il diretto interessato a mettere mano al gioco Disney, ho potuto contare sull’aiuto della cognata appassionata di animazione e di realizzazioni Disney che è stata capace di terminare il titolo Wii in una mezza giornata.

Lei la mano, io gli occhi capaci di realizzare una piccola recensione dedicata al gioco. Il “piccola” è necessario, La Principessa ed il Ranocchio si compone di 5 capitoli che propongono a loro volta piccole “missioni” da portare a termine. Poca roba, davvero poca roba. Non per nulla per completare il tutto basterà (a livello facile o normale) una mezza giornata, come già detto un paragrafo fa.

I protagonisti del film (inutile dirlo) sono anche i protagonisti del gioco, in particolar modo Tiana e Naveen (rispettivamente la principessa ed il suo principe) che affronteranno insieme la nascita di un ristorante dove impareranno a cucinare nuove pietanze ed a gestire una clientela che aumenterà sempre più, in compagnia dell’alligatore Louis che occuperà il palco allietando i presenti con la sua musica.

Le missioni diventeranno un pò ripetitive nel tempo: suonare gli strumenti musicali per disturbare qualcuno o saltellare qua e la trasformati in rane sarà “all’ordine del capitolo“, il gioco è stato ovviamente pensato per bambini che -rimasti soddisfatti della proiezione- vogliono portare a casa un pezzo di questo lavoro Disneyano, gli stessi bambini che -probabilmente- potrebbero far durare di più il divertimento. Per chiunque superi gli 8 anni di età (a voler essere ottimisti) La Principessa ed il Ranocchio su Nintendo Wii non è altro che un modo come un altro di ritagliarsi una pausa gradevole.

Grazie quindi a ScreenWeek (grazie Silvia!) per questo gradito regalo di Natale :)

Cheers.

Cinema: Up

Dovevo andare a vedere l’ultima realizzazione Pixar la sera in cui ho preferito appoggiare la scelta degli amici e andare a godermi “Bastardi senza Gloria”. Ilaria è andata a vederlo senza di me, “provvista di sorella e madre” :P Sono riuscito -relativamente in fretta- a colmare il vuoto e mettermi comodo in poltrona, spensierato come ogni volta che mi ritrovo davanti ad una pellicola Pixar, silenzio … si comincia!

Up è la storia di Carl Fredricksen, bambino parecchio curioso, rimasto tale anche in età adulta, convinto di poter arrivare un giorno in cima alle Cascate Paradiso condividendo la splendida esperienza con l’amata moglie Ellie, anch’essa desiderosa di esplorare quel mondo che la circonda. E’ la decima realizzazione della nota casa d’animazione che da qualche anno a questa parte regna incontrastata sul mercato cinematografico d’animazione, lasciatemelo dire (puro azzardo, ma tant’è).

La storia è romantica, dolce, a tratti malinconica, triste, allegra. La Pixar è da sempre capace di far convivere decine di sensazioni e stati d’animo differenti nella stessa pellicola, semplicemente separando le fasi del film trasmettendo positività o negatività a seconda del personaggio o della situazione analizzata in quel momento, come ogni regia che si rispetti riesce a fare.

Up non è certo un capolavoro, difficile riuscire a ripetersi dopo il successo ottenuto con Wall-E tra botteghini e riconoscimenti ufficiali, è comunque qualcosa di decisamente carino e “da vedere“, magari anche collezionare se ci si tiene particolarmente e si vuole avere una parte di libreria di casa propria dedicata alla Pixar. Vederlo al cinema? Certamente, anche in 3D se proprio ci tenete. Io ho preferito il classico 2D che nulla toglie alla realizzazione finale. Da andare a vedere se possibile con i propri pargoli, la loro fantasia e la loro spensieratezza può uscirne solo più stuzzicata dopo i 96 minuti di proiezione. Personalmente sono tornato alla macchina con quel pizzico di tristezza che probabilmente in una donna avrebbe potuto (e forse lo avrà fatto) scendere “la lacrimuccia“, si vedrà il naturale decesso di un’avventura che darà vita ad una nuova pagina di un grande libro che quotidianamente non facciamo altro che riempire con tutte l’esperienza che questo mondo terreno ci regala …

(Davvero una) Buona visione.

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