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Sachsenring: intervista a Matteo Flamigni

Visto il rapimento senza richiesta di riscatto di Gabriele all’ultimo minuto, ieri mattina sono riuscito ad intervistare Matteo, senza voler entrare troppo nel dettaglio (anche perché ho potuto disturbarlo solo per 10 minuti circa!), ecco il risultato di questo rapido botta & risposta:

MotoGP - Sachsenring

Giovanni
a parole sono tutti bravi, ma ora dimostrami come un perfetto ignorante possa capirci qualcosa di telemetria. Fa come se dovessi spiegare il tuo lavoro ad un bambino di otto anni, come viene applicato nel motociclismo?

Matteo
beh, è semplice. Sulla moto -te lo dico in termini molto banali- è presente una scatola, molto simile alla ‘nera‘ che trovi sugli aerei e che viene analizzata in seguito ad incidenti di varia natura. La nostra non fa altro che registrare tutte le informazioni che provengono dai diversi sensori posti sulla moto, un po’ come succede con il cruscotto della macchina che è in grado di dirti in tempo reale velocità e giri del motore. Dato però che da regolamento non possiamo avere una trasmissione radio costante dei dati dalla moto, abbiamo stabilito una frequenza di memorizzazione, così che possano essere prelevati e tenuti da parte per la successiva consultazione, che avviene quando la moto si ferma al box.

Per questo motivo il termine telemetria è sbagliato, è comunemente utilizzato ma implica quella trasmissione dati che a noi manca, possiamo vedere i valori solo collegandoci fisicamente alla moto quando rientra, è quindi più corretto dire ‘acquisizione dati‘, non posso consultarli in tempo reale come succede in Formula 1!

Giovanni
sappiamo tutti che nel motociclismo c’è una simbiosi totale tra meccanica ed elettronica, senza dimenticare il lavoro del pilota che deve costantemente ‘ascoltare‘ il proprio mezzo e comunicare a voi ed ai meccanici cosa c’è che non va, per migliorare il risultato in pista. Quanto conta in questo Valentino, quanto Nicky?
Matteo
il pilota conta sicuramente più in questo campo che in quello della Formula 1. La moto è un mezzo per definizione instabile, sei su due ruote, se non stai attento cadi! Il fattore umano è quindi preponderante, diciamo che prende un buon 70% o più, senza considerare che ciascun pilota ha un suo stile di guida che cambia parecchio le carte in tavola.Su una macchina io so che un certo quantitativo di benzina, un particolare valore di ala aerodinamica e un particolare treno di gomme (morbide, dure, ecc) posso stabilire un determinato tempo, ci sono delle simulazioni che sbagliano di pochissimo. Tutto questo nella moto è impossibile! Anche con la stessa configurazione e nella stessa squadra puoi notare come due piloti stabiliscano differenze sostanziali in pista.Su una moto che pesa a secco 150 kg, la massa di un pilota che ne pesa 70 e si sposta avanti e indietro diventa molto importante!

MotoGP - Sachsenring

Giovanni
ora facciamoci un po’ di affari tuoi: hai seguito Valentino per tutti gli anni della sua permanenza in Yamaha. Cosa è cambiato ora che siete approdati in una scuderia italiana? Perché questa scelta? E’ stata un bene o un male?
Matteo
dal mio punto di vista è stato sicuramente un bene. Sono italiano, e lavorare per una casa italiana è un onore, soprattutto dopo aver lavorato 15 anni per squadre straniene, a parte l’inizio con Ducati in Superbike. Dietro questa scelta c’è comunque l’adrenalina e l’eccitazione per la nuova sfida, ripetere tutto quello che è stato fatto in Yamaha, vincere con Valentino sulla Ducati penso sia il sogno di tutti!
Giovanni
a questo punto -prima di chiudere- torniamo sul tecnico con una domanda ben specifica: di tutta quella curva di valori (guardando il grafico dell’acquisizione dati di cui abbiamo inizialmente parlato, ndr) qual è quello più importante? Quale non devi mai perdere d’occhio?
Matteo
guarda: non esiste un solo valore da tenere d’occhio, sono tutti estremamente importanti. Non solo hai dei parametri che ti indirizzano verso un miglioramento delle performance del veicolo, ma ne hai tantissimi altri che ti permettono di capire se il veicolo sta funzionando bene, che il motore non abbia problemi, che le pressioni olio, benzina e temperatura siano tutte nel range ottimale.Hai dei valori ottimali per migliorare la prestazioni, e altri per prevenire eventuali problemi tecnici in pista, quindi è impossibile discriminare quali sono quelli importanti, è davvero improponibile. E poi, ciascuno di questi può fare riferimento ad un determinato canale, quindi ad un problema, dove noi dobbiamo agire. Il mio lavoro è tradurre in parole e azioni questo quadro (l’acquisizione) nel più breve tempo possibile!

Uscendo dal box ho finalmente potuto sentir parlare Gianluca, anche se solo per una frase: “Allora ragazzi, andata tutto bene con Matteo? Con un fil di gas?” :-D

Per capire qualcosa di più su Gianluca, potete dare un’occhiata a questo video riguardante una sua vecchia (neanche tanto) intervista:

E ora, torno in pista a far fotografie! (a tal proposito, tenete d’occhio l’album su Flickr: flic.kr/s/aHsjvjpJoF)

Sachsenring: c’è qualcosa che volete sapere sulla telemetria?

Matteo Flamigni e Gabriele Conti sono due ingegneri Ducati, facenti parte della squadra tecnica di Valentino Rossi, che stasera mi dedicheranno un po’ del loro tempo per scambiare quattro chiacchiere, a suon di domande e risposte tra il serio ed il faceto sul mondo che gli appartiene: quello dell’elettronica e della telemetria.

MotoGP - Mugello

Grazie al loro lavoro è possibile studiare tempi, statistiche, condizioni del mezzo e qualsiasi altra informazione che possa tornare in seguito utile a tutta la squadra per migliorare mezzo e modalità di guida, per cercare di piazzarsi nel miglior modo possibile a fine gara, lavoro complesso e ingrato che -come tutti sappiamo- quest’anno è particolarmente ostico dopo il cambio di bandiera che Valentino ha intrapreso, promettendo di riportare la Ducati al posto che merita e che da tempo manca, in testa a tutti gli altri :-)

Innanzi tutto, qualche informazione su di loro:

Matteo Flamigni, ingegnere elettronico, telemetrista del Team Ducati – Valentino Rossi.

Ha iniziato nel mondiale Superbike nel 1994, nel 1997 passò alla classe 500 nel team di Luca Cadalora, nel 1998 seguì Alex Barros, nel 1999 Loris Capirossi nella classe 250.

Dal 2000 al 2003 ha sostenuto Max Biaggi, nel 2003 è stato in squadra con Marco Melandri, dal 2004 al 2010 fa parte del team Yamaha del pluricampione Valentino Rossi. Nel 2011 segue Vale in una nuova avventura nel Team Ducati diventando Ingegnere di Pista.

Fondamentale nel suo lavoro analizzare i dati e parlare con il pilota per cercare di migliorare le prestazioni della moto. Il suo contributo è fondamentale per lo sviluppo della moto, ama il suo lavoro… e fare tutto sempre al meglio!

Gabriele Conti, ingegnere elettronico, era il telemetrista di Casey Stoner, convertitosi ora alla fede del Dottore.

Arrivando in Ducati, ha coniugato due passioni: elettronica / informatica (“sono stato un supersecchione: ho persino preso un dieci in pagella, alle superiori, in chimica e fisica”) e le moto, che hanno quasi rischiato di troncargli la carriera sul nascere: “a quel dieci ci sono arrivato partendo dal quattro, perché avevo una certa tendenza a sacrificare i libri per la motocicletta”.

Alla Ducati Corse Gabriele è approdato spedendo un curriculum e dopo una esperienza come progettista di sistemi di rilevazione impronte digitali per banche e radio trasmittenti per impianti petroliferi: “Che emozione, il primo pass Ducati per entrare al Mugello. Io, che fino a poco prima ero uno di quelli aggrappati alla rete…”.

Del suo lavoro dice che ci sono momenti, tutti i giorni, in cui prega il cielo di trovargliene un altro; e ci sono sere, tutte le sere, in cui lo ringrazia per averglielo lasciato. Con autoironia (“sono toscano: è quella che mi salva”) la descrizione che fornisce della filosofica del suo operare quotidiano è più o meno questa: “1) hai una intuizione limpida; 2) studi tutto, e sei sicuro di aver capito tutto; 3) vai in pista, e ti accorgi che non funziona niente; 4) ricominci da capo, lasciando perdere lo studio e dandoti alla sperimentazione pratica. Ossia, passando dall’approccio scientifico puro all’empirismo totale”.

A questo punto, come già proposto su Twitter, chiedo ad amici, conoscenti e lettori se avete domande da porgli, sarò ben felice di farle durante l’intervista prevista per stasera! In caso contrario, leggerete solo quelle che mi sono passate per la testa durante la giornata in un articolo che spero di poter far uscire stasera stessa ;-p

Nel frattempo vi ricordo che tutte le fotografie scattate sono disponibili (caricate di tanto in tanto, appena possibile) sul mio account flickr, la galleria è raggiungibile all’indirizzo: flickr.com/gioxxswall/sets/72157627074738531. Potete invece seguire gli aggiornamenti Twitter dal mio account o da quello di TIM.

A voi la palla!

UPDATE
L’intervista è slittata a domattina, ore 9.00 presso l’hospitality Ducati. Avete ancora tempo per suggerire domande (anche non strettamente riguardanti l’argomento che vi ho indicato), buonanotte! (e non sforzatevi troppo eh! ) ;-)

La maledizione dell’hosting perduto

Anche ieri mattina i clienti Aruba hanno avuto i loro bei problemi, stavolta non causati da attacchi mirati a parte delle loro macchine ma a causa di un errore umano dichiarato poi nelle notizie del loro sito web di assistenza:

Durante i lavori di ampliamento della Sala dati A della Nostra WebFarm 1 di Arezzo, a causa di un errore umano , si è verificato lo spegnimento di emergenza dell’impianto elettrico, con la conseguente momentanea irraggiungibilità dei servizi in essa ospitati.
La sala è stata immediatamente riattivata ed il down dei servizi si è limitato al tempo di riavvio dei server.Le altre Sale Dati del Data Center hanno, invece, continuato a funzionare regolarmente.
Ci scusiamo per i disagi arrecati e per la momentanea irreperibilità del nostro servizio assistenza on line, interessato in parte dai problemi di cui sopra.
Invitiamo i clienti che ancora dovessero avere dei problemi a comunicarcelo mediante l’apertura di un ticket di Assistenza.
Aruba S.p.A -Servizio Aruba.it

Discussioni su Aruba ne potete trovare migliaia in giro per il web, c’è chi lo odia, chi lo ama, chi lo sfrutta solo ed esclusivamente per la gestione dei DNS, chi ci si appoggia totalmente per il suo lavoro, la sua vita privata, il suo blog, il suo sito personale o aziendale che sia. Veder andare giù i server come pere cotte non è mai bello, non lo è mai. Io faccio parte della prima schiera citata, ho usato per qualche tempo Aruba (parlo di tanti anni fa) e dopo innumerevoli problemi ho deciso di portar via ciò che c’era di mio migrando verso altri provider (dapprima) ed in seguito su un server dedicato (ormai da diversi anni).

Ho voluto aprire una nuova discussione su Friendfeed. Un po’ per “sfottò” (senza alcun motivo particolare), un po’ per stuzzicare gli utenti che ancora oggi scelgono il provider di Arezzo come partner per la propria creatura sul web, qualunque essa sia:

friendfeed.com/gioxx/0bcd8b38/vedere-andare-down-aruba-e-notare-quanti-ancora

Ho poi ricevuto un tweet molto interessante di Donato via Twitter, per questo motivo ho deciso di provare a buttare giù due righe trattando uno degli argomenti più spinosi che esistano in questo panorama: la scelta del giusto piano hosting.

Qualità e quantità: il giusto prezzo

Il giusto prezzo per tutti non esiste. Toglietevelo dalla testa sin da subito. Non riuscirete mai e poi mai a mettere d’accordo nessuno sul prezzo per un piano di hosting, sia questo entry-level o professionale.

Quello che per me può essere un giusto compenso per ripagare chi mi offre spazio disco, banda e visibilità sul world wide web potrebbe essere “inarrivabile” per un altro utilizzatore con finanze più limitate o che semplicemente pensa di spendere troppo per ottenere un prodotto che “potrebbe costare di meno“.

Il costo del materiale hardware oggigiorno è decisamente più a buon mercato rispetto ad anni fa. Questo ha permesso a nuove aziende di nascere e introdursi nel mercato, nella competizione più sfrenata a chi più offre e meno vuole. Aziende low-cost (un esempio italiano è Tophost, oltre che la stessa Aruba) hanno iniziato a prendere piede e conquistare clientela che mai si sarebbe sognata di investire i propri soldi in un qualcosa di “immateriale“, che andrà poi rinnovato annualmente, che richiederà sacrifici, costante attenzione e aggiornamenti.

Eppure eccoci qui, nel fatato quanto complesso mondo delle tariffe e dei servizi messi a disposizione del cliente. Spazio disco, banda dedicata, traffico garantito, SLA e chi più ne ha più ne metta. Non è geroglifico, è solo un’infima parte della corposa lista che può comporre uno schema di pacchetto hosting acquistabile oggigiorno su internet. Ciò che fa la differenza è molto spesso il tipo di supporto offerto, le garanzie, la cura per il lavoro che portate avanti ogni giorno e che mai vorreste veder cadere inesorabilmente per cause altrui.

Qualità non si traduce con “soldi a catinelle“, non sempre almeno. Anche questa è una di quelle “leggende metropolitane” che andrebbe smentita una volta per tutte. Mi sembra chiaro che pacchetti di hosting professionale con una marea di garanzie e supporto erogato da personale qualificato possano costare parecchio, ma qui stiamo parlando di prodotti adatti a gente come me, quella desiderosa di tenere in piedi un blog, un sito personale, qualcosa che va indubbiamente preservato e protetto ma che potrebbe anche essere irraggiungibile per una manciata di minuti al mese che sarebbero tutto sommato sopportabili.

Lo scandalo Tophost scoppiato pochissimo tempo fa è l’esatta dimostrazione di quanto sia perfettamente inutile lamentarsi quando un provider perde tutto il vostro lavoro giustificandosi che è già tanto quello che vi viene dato e che non è affar loro tenere sotto backup parte del vostro lavoro (nella fattispecie, parte è sostituibile con database MySQL). E’ altrettanto difficoltoso magari combattere contro un provider che -facendo forza su mail generate automaticamente e supporto pressoché assente- chiude i rubinetti del vostro dominio senza alcun preavviso e lasciando in difficoltà chiunque non abbia competenze specifiche per potersela cavare, come successo ad Aurora pochi giorni fa.

Trovare l’ago nel pagliaio

Bene, hai fatto lo sborone, e ora cosa scelgo? Cosa mi consigli?

Tra blog di appassionati e siti web specializzati potrebbero saltare fuori un centinaio (se non più) di risposte possibili a questa domanda. E’ una richiesta che generalmente spiazza chiunque, anche perché ogni casistica meriterebbe uno studio a se. In linea di massima però si potrebbe provare ad identificare dei punti saldi che aiuterebbero a delineare un particolare tipo di offerta da confrontare tra i vari provider che si ha a disposizione.

Innanzi tutto: meglio l’Italia o meglio l’estero (America, Germania, Francia, ecc.)? E’ davvero necessario scegliere un provider italiano? Lo fate per il supporto in lingua madre? Lo fate perché potete in qualunque momento pretendere di andare a vedere il padre del vostro figlioccio sul web (il server fisico, per chi non lo avesse capito, ndr), lo fate per mandare avanti l’economia e sostenere il Made in Italy che Lapo adora così tanto propagandare in giro per il globo?

Si potrebbe pensare di partire da un semplice concetto: Italians not it better. E’ chiaramente un parere personale ma in tanti anni di permanenza e lavori a stretto contatto con provider di ogni tipo ho notato una sostanziale differenza tra gli italiani e il resto del mondo, identificando le migliori farm ed i migliori trattamenti in America e in Germania. Il server che ospita questo blog (e non solo) si trova a Norimberga, montato in uno dei tanti armadi messi a disposizione e costantemente controllati da Hetzner. Mozilla Italia (tanto per fare un altro esempio che probabilmente in tanti conoscono) si appoggia a Dreamhost.

In passato ho utilizzato con soddisfazione (e lo uso tutt’oggi per un progetto non troppo esigente) OVH, francese di origine ma sbarcato anche in Italia ultimamente con un sito web ufficiale ed un supporto dedicato in lingua nostrana, con offerte che molto somigliano a quelle proposte da Aruba ma degni di maggiore fiducia in quanto forse più presenti e più interessati alla felicità del cliente (sempre ed esclusivamente da mie esperienze, sia chiaro).

Concludo la lista inserendo un italiano di fascia media sul quale io e Andrea ci poggiamo molto spesso: WebPerTe. Lavoro sulle loro macchine da un anno circa e fino ad ora non posso lamentare alcun problema davvero bloccante. Ho trovato un supporto sempre pronto a portare a termine le mie richieste in tempi brevi  e la massima disponibilità in caso di difficoltà. Succede però che in alcuni casi potrebbero sorgere incomprensioni ed evidenti scontri che portano inevitabilmente alla chiusura del rapporto di collaborazione cliente-fornitore, come successo a Dania.

Chiaro che ciascun utilizzatore ha esigenze differenti, così come le soglie di sopportazione per i down non programmati e la pazienza nell’attesa che qualcuno con diritti di amministrazione maggiori dei suoi risolva un problema quando necessario. Se a questo aggiungete le tempistiche forse eccessive per un trasferimento da un provider ad un altro come successo poco tempo fa ai due blog di Myriam (e descritto in un mio articolo) potete ottenere un risultato che comprende le casistiche più comuni di problemi che si possono incontrare sulla propria via.

Come posso dire la mia?

Ho voluto realizzare una pagina della Wiki GxWare per tentare di raccogliere testimonianze e pareri riguardo i provider di tutto il mondo da voi quotidianamente utilizzati. Mi farebbe molto piacere se i miei lettori (occasionali o abitudinari) si registrassero e dicessero la loro:

dev.gxware.org/wiki/doku.php?id=collaborare:proposte_di_hosting

Mi pare non manchi nulla. Spero di aver fatto cosa gradita a tutti introducendo per l’ennesima volta la spinosa questione, con la speranza di aiutarsi e cercare sempre di ottenere il meglio per i propri siti web.

Buon lavoro! ;)

La disinformazione è costantemente servita

Ennesimo caso di disinformazione color azzurro Italia, ancora una volta una testata giornalistica importante, una di quelle fatta da gente stipendiata per informare -teoricamente- in modo chiaro e conciso il cittadino, una di quelle letta anche da non addetti ai lavori, persone che quotidianamente la utilizzano come home page e si fidano di ciò che gli occhi comunicano al cervello.

24 marzo 2010, una notizia compare bene in vista nella sidebar di Corriere.it con tanto di logo e titolo ad effetto assicurato, i giornalisti sono sempre bravissimi per tirar fuori roba simile:

La Germania contro Firefox

corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_marzo_24/germania-contro-firefox_d03d9c9c-372d-11df-bfab-00144f02aabe.shtml

L’analisi di Francesco a tal proposito è assolutamente azzeccata e precisa:

pseudotecnico.org/blog/2010/03/24/ancora-corriere-it-e-firefox

Per entrambi le affermazioni fatte nell’articolo, il Sig. Nicola Bruno riporta false informazioni, almeno allo stato attuale. Mozilla Firefox 3.6.2 è stato rilasciato giorno 22 marzo 2010, anticipando di diversi giorni la data di uscita ufficiale (quel famoso 30 di marzo) proprio per andare a tappare la falla scoperta e mettere in sicurezza le postazioni degli utilizzatori. Sul fatto che la Germania si sia mossa per cercare di mettere in guardia i propri utenti non posso chiaramente mettere bocca, cosa che invece faccio su una particolare frase dell’ultimo paragrafo dell’articolo:

CONSIGLI - Il baco è presente solo su Firefox 3.6, ma gli esperti sconsigliano di passare alle versioni precedenti (come la 3.5), su cui sono presenti vulnerabilità ancora più pericolose. «Il mio unico consiglio – spiega Graham Cluley della società di sicurezza Sophos – è di abbandonare Firefox solo se si ha consapevolezza di cosa si sta facendo. Altrimenti, meglio aspettare e installare l’aggiornamento appena sarà disponibile».

Chi sono questi esperti? Le fonti, queste sconosciute. Leggo quotidianamente il blog di Graham Cluley in quanto interessato per motivi di lavoro e studi al mondo Sophos (e sicurezza più in generale). Basta aprire il blog citato per trovare questo post:

sophos.com/blogs/gc/g/2010/03/23/critical-firefox-security-hole-fixed-updated

Dove Graham stesso invita gli utenti ad aggiornare il browser facendo presente che si tratta di un aggiornamento rispetto alla notizia che lui stesso ha pubblicato ieri:

sophos.com/blogs/gc/g/2010/03/22/german-government-firefox

Ciò che non mi convince è questa parte:

And it’s worth bearing in mind – what are you going to do when your replacement browser itself turns out to contain a vulnerability? Are you going to switch yet again?

My advice is to only switch from Firefox if you really know what you are doing with the browser you’re swapping to. If you stick with Firefox, apply the security update as soon as its available.

If you can’t wait – Mozilla says it has produced a release candidate build of Firefox 3.6.2 which already contains the fix (obviously it hasn’t been through their complete quality assurance process yet). You can download it from their website at https:/ftp.mozilla.org/pub/mozilla.org/firefox/nightly/3.6.2-candidates/build3/

Dove Graham NON consiglia di abbandonare la piattaforma o di aspettare necessariamente la patch, semplicemente pensa che non ci si debba allarmare per così “poco” (occhio alle virgolette) ma al massimo pensare di fare un salto alla versione più aggiornata (le nightly, nonostante tutto ancora oggi sconsigliate dallo staff di Mozilla Italia -me compreso- a meno che non si sia un attimo esperti ed abituati a lavorare con programmi potenzialmente instabili) nell’attesa che la versione stabile riceva la sua “medicina” :-)

Non è la prima volta che Corriere pubblica informazioni parzialmente false, incomplete e con titoli parecchio pompati. Era già successo il 17 giugno 2008 quando aveva perso per strada alcuni italiani …

pseudotecnico.org/blog/2008/06/17/il-corriere-della-simpatia

No dico, mandare una mail a chi di queste cose ne mangia tutti i giorni è così faticoso?

Cinema: Bastardi senza Gloria

Una serata molto particolare quella di ieri sera, caratterizzata da 3 lieti eventi a distanza parecchio ravvicinata. Ho ritirato la mia copia di Pro Evolution Soccer 2010 arrivata con un giorno di anticipo rispetto al dovuto, ho potuto godere dell’ultima fatica di Tarantino (e ve ne parlo a partire dal prossimo paragrafo) e ho visto (in differita) il Milan vincere sul ricco ma impotente Real Madrid (e si, godo come un riccio, una volta tanto che le previsioni erano totalmente contrarie).

Come dicevo: ultima fatica di Tarantino, una scrupolosa e personalissima analisi splatter sul nazismo degli anni 40 ed il periodo del “Terzo Reich“, con particolare occhio di riguardo al territorio francese dove si svolgono i capitoli della pellicola. Protagonista principale è Brad Pitt (nei panni del tenente Aldo Raine), come sempre capace e poliedrico, la sua solita faccia da “ragazzaccio di strada” a metà tra la strafottenza e la sicurezza di se è compresa nel prezzo ;-)

Al suo fianco i “Bastardi“, una discreta squadra di ebrei pronti a godere di una fredda ed inesorabile vendetta seminando morti tedeschi sulla loro strada, “rubandone” inoltre gli scalpi per poterli consegnare al loro tenente, un bottino di guerra chiesto proprio durante il discorso iniziale di Raine. Tra di loro anche due tedeschi (un’austriaco a voler essere precisi, ricordate quell’Alex Brandtner al fianco del Commissario Rex? :-)) passati dalla parte dei buoni per scelta, tipi “a posto“, teste calde tanto quanto le loro armi.

Cinque i capitoli dei quali vi parlavo qualche riga fa, attraverso di loro riuscirete ad esplorare le varie fasi di una vendetta fortemente voluta da Shosanna Dreyfus (all’anagrafe una splendida sconosciuta Mélanie Laurent), ebrea, unica sopravvissuta della strage della sua famiglia portata a compimento dal colonnello Hans Landa (Christoph Waltz, alle luci della ribalta europee proprio grazie a Tarantino), detto “Il cacciatore di ebrei“.

Il film è crudo, meno di altri sfornati dallo stesso regista ma non per questo leggero, diciamo che qualcuno potrebbe non gradire veder saltare una testa solo perché colpita in pieno (poi ripetutamente) con una mazza da baseball ;-)

Bravi tutti gli attori, personaggi secondari e semplici comparse comprese, ad ognuno il suo. Il film merita davvero considerazione, ha incassato al botteghino la cifra più alta fino ad ora totalizzata da Tarantino in Italia (circa 6 milioni di euro, ndr), l’importante è spegnere il cervello, non pensare a trame & prevedibilità e si arriva fino in fondo con un filo di gas, senza neanche accorgersi del tempo che trascorre (resterete incollati alla poltrona per 153 minuti).

Sconsigliato alla famiglia, può essere una validissima scelta per tutti coloro che apprezzano la superba fantasia e bravura di Tarantino e chi si fa pochi problemi con crudità gratuite ;)

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